DAL CICCHETTO AL BACARO


I cicchetti sono spuntini nati per “assorbire il vino” delle “ombre”, bicchieri di bianco, consumati a Rialto durante gli scambi commerciali: i mercanti erano soliti festeggiare la conclusione di un affare con un bicchiere di vino, detto appunto “ombra” perché servito al riparo dalla luce diretta del sole.

I piccoli assaggi si chiamano cicchetti in dialetto veneziano, perché?
Da che cosa deriva questo nome?
Secondo alcune fonti il termine trae origine dal latino ciccum, la membrana che ricopre i chicchi della melagrana e che in senso figurato potrebbe stare per piccola quantità come detto in precedenza. La spiegazione non accontenta tutti così: cicchetto secondo alcune fonti viene dal francese chiquet, derivato da chichester, ossia sminuzzare.

Per gustare i cicchetti veneziani si va nei bacari, ossia piccole osterie in cui trovare posto, anche al bancone, e ordinare un calice di vino e un piatto di assaggi.
Anche nel caso del locale manca la certezza sull’origine del nome: il termine bacaro deriva forse da Bacco, dio del vino, oppure, dall’espressione “far bàcara”, con cui i veneziani parlano del loro “festeggiare”. Inoltre “bacari” nel XVII secolo erano detti i vignaioli e i vinai che a Venezia vendevano il vino in Piazza San Marco. Dove, riparati dal famoso campanile, servivano “ombre” fino a svuotare le botti.

 

I bacari sono, come vuole la tradizione dei locali semplici: un tempo erano frequentati da chi non si poteva permettere un pasto completo ma si assicurava il piacere del vino e di uno spuntino per assorbire.

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